Progetto laboratorio di danza. Ricercare la danza attraverso le pratiche del Buto e dell’Euritmia

novembre 7, 2016

Università Roma Tre/ laboratorio Arti e Spettacolo 3
Docenza a contratto anno 2016-17
Alessandra Cristiani

Progetto laboratorio di danza.
Ricercare la danza attraverso le pratiche del Buto e dell’Euritmia

L’intento è di offrire l’esperienza di un percorso di formazione e di esplorazione del movimento e della danza, aperto agli studenti e che possa metterli in contatto con le loro capacità creative e personali.
Il desiderio è di approfondire un approccio olistico alla persona e al movimento che ne manifesta la sua umanità, facendo emergere la danza che più le corrisponde: l’unica danza possibile. In tal senso verranno introdotti strumenti metodologici che guideranno a riflettere e ad agire creativamente la propria specifica natura di essere umano, attraverso l’individuazione di dinamiche interne al corpo, riflesso di meccanismi organici profondi.
Gli incontri saranno strutturati in una prima parte dedicata al riscaldamento, seguita dall’applicazione di esercizi di danza definiti, per poi inoltrarsi in un lavoro di improvvisazione.
Nella sezione del training l’esercizio non avrà importanza solo per la sua funzione meccanica di mero riscaldamento, ma soprattutto come condizione necessaria a risvegliare importanti attitudini alla danza. Attraverso determinati esercizi si cercherà gradualmente di far acquisire elasticità ed equilibrio, di attivare un’intelligenza intuitiva del corpo e una prontezza ed efficacia per un’azione scenica autentica e audace.
Sarà importante sensibilizzare a delle semplici e accurate tecniche respiratorie, che sono in grado di rendere la struttura ossea e muscolare più morbida e disponibile e liberare gli spazi delle articolazioni, considerati nella pratiche orientali spazi creativi, spazi acustici, permettendo così un passaggio più organico dell’energia nell’azione, per una presenza più intensa nello spazio.
Verrà introdotta il lavoro sulla voce, ossia sulla vocalizzazione delle vocali e delle consonanti del linguaggio, per una maggiore consapevolezza della dinamica tra uno spazio interno e personale e uno spazio esterno, corale e condiviso. La forza della vocalizzazione da un punto di vista più sottile, intercetterà la dimensione invisibile ed essenziale dell’energia generatrice dell’atto creativo.
Si esploreranno forme dell’euritmia steineriana, che allenano a spostarsi organicamente nello spazio in tutte le sue direzioni e a percepirlo in tutti i suoi volumi.
Per quanto riguarderà la creazione artistica si passerà dalla percezione degli esercizi respiratori incontrati nella fase del training, all’espressione di veri e propri esercizi di danza definita, che traducono in maniera poetica il meccanismo organico del corpo associandolo a delle immagini di danza, a dei temi di lavoro da esplorare. Questi stati corporei verranno indagati nei loro differenti livelli quantitativi e qualitativi per approdare ad una danza via via più personale, nei passaggi di una danza di ispirazione prima e di una danza libera dopo.
La danza non verrà considerata come un succedersi di pose, ma percepita nella sua natura più profonda: un movimento in costante divenire.
Ciascun partecipante sarà iniziato a delle facoltà creative più intuitive, attraverso l’utilizzo strategico di immagini di danza. Si tratta di offrire parole, frasi, versi poetici della cultura occidentale e orientale, come orientamento misterioso, sentiero enigmatico da seguire nella scoperta di un proprio paesaggio interiore.
Sorprendente ed efficace in tal senso la forza suggestiva e alogica degli Haiku. Questi brevi componimenti poetici considerati la massima espressione della cultura zen, si distinguono per la concisione e fugacità delle loro immagini; sperimentano la realtà fenomenica al di là del suo aspetto visibile, come unità di spirito e materia; suggeriscono una percezione istantanea ed emotiva della realtà, che si trasmette direttamente dai sensi con la quale è colta ad una comprensione più intima della stessa. Traducendo questa poetica delle immagini in una metodologia autoriale, l’incidenza degli Haiku si riscontra nel tentativo di appellarsi non tanto ad un sistema codificato, ad un ingegno creativo e fantasioso e neppure ad una sorta di intelligenza nel comprenderne il significato, quanto piuttosto ad una sensibilità, un’essenza della persona, qualcosa che le viene da momenti reali dell’esistenza e che rimangono impressi nelle sue profondità in attesa di essere riattualizzati nella danza.
Il laboratorio prevede come atto finale e conclusivo un’apertura al pubblico.

[Il corso si è tenuto dal 24 al 31 Ottobre 2016, dalle ore 10-16, all’Aula Columbus, via delle Sette Chiese, 101]

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